M.I.P.P.

Movimento italiano pittori paesaggisti

 


 

Il paesaggio è il punto di vista dell'uomo di fronte alla natura nella sua interezza; ma l'uomo penetra nella natura, ne percepisce le anfrattuosità, i dettagli, gli oggetti, vi si confonde e spesso quasi unifica, ne insegue le forme; la natura ingaggia con l'uomo un confronto, che può anche essere proposto in termini ironici, quasi di gigantesca serra ad uso dell'uomo industriale e artificiale. Questa capacità di penetrazione, evidentissima nel M. I. P. P. (Movimento italiano pittori paesaggisti), è un'acquisizione rilevante dell'ottica contemporanea, ed avviene sempre secondo una chiave immaginativa, o di sensorialità fisica.
Ma la penetrazione non si risolve soltanto in un rapporto, magari in un'assimilazione, ma sempre alla pari: si converte anche nella scoperta di una sorta di paesaggio nascosto, interno, nella sua microfisiologia, all'integrità naturale tradizionale, soltanto più o meno ravvicinata, nell'ottica del paesaggio. E quest'esplorazione profonda, oltrecutanea, si fissa anzitutto nel movimento cellulare, germinativo, della natura: nel suo articolarsi, associarsi, dipanarsi, che l'immaginazione dell'artista esalta a dimensione macroscopica.
L'ottica contemporanea è in grado di offrire una ampissima gamma di soluzioni del tema paesaggio, dall'approccio neonaturalistico novecentesco, la cui poesia si strumenta in modi tradizionali, alla evocazione sintetica della memoria; dall'esaltazione espressionista d'una rapita partecipazione al lirismo dell'evocatività analogica; e ancora dalla trasposizione del tutto fantastica e fascinatoria alla presenza, quasi informale, d'una concretezza fisica e materiale del paesaggio stesso, o infine ad una ricostruzione figurativa in chiave tanto direttamente visiva quanto onirica, nelle più recenti ricerche di nuova figurazione.
Tutto questo si chiama Pienezza e Felicità. È il messaggio che i validissimi artisti che si riconoscono nel Movimento italiano pittori paesaggisti lascia alle generazioni  presenti e future: quello di un'Arte come distillato di bellezza che raccoglie i miracoli del visibile e li conserva in una teca sontuosa e rarefatta che attizzerà per sempre i sensi di chi la ammira; un'Arte come effluvio di capelli, di frasche, di tramonti, di forme, di tinte, di luci, di tutto ciò che il mondo miracolasamente offre a noi che lo accarezziamo con lo sguardo.
 

Andrea Diprè

Critico d'arte

 


Plaudo senza remore  alla costruttiva idea di  unire esperienze e far meglio conoscere  il lavoro di artisti che si dedicano al paesaggio contemporaneo, mantenendo nelle loro opere la singola libertà e stile d'espressione,  ma nel contempo rendendosi disponibili ad un percorso di collaborazione reciproca  e confronto costruttivo.

Tutto questo non può che giovare alla migliore conoscenza di un genere pittorico che continua ad avere, giustamente,  moltissimi estimatori.
Quanti considerano con sufficienza il paesaggio come espressione artistica, giudicandola tout court non innovativa e perciò culturalmente meno valida, secondo il mio  punto di vista sbagliano nella loro analisi sommaria,  alla stregua di coloro che non prendono neppure in considerazione le altre forme di espressione contemporanee.

Posso dire di aver visto dipinti mediocri e pure “brutti” di paesaggio di ogni epoca dal ‘700 , secolo in cui questi tipo di soggetto si sviluppò particolarmente in Italia, ai giorni nostri.

Allo stesso modo ho ammirato parecchi capolavori e tanti quadri di buon livello.  A far da sfondo al volto enigmatico della Gioconda di Leonardo Da Vinci c’è uno splendido paesaggio, così in altri splendidi quadri del Rinascimento.

La mia unica "condizione" rimane tuttavia che l’artista continui comunque ad utilizzare  il vecchio e da qualcuno snobbato pennello. In breve "pittura" nel senso etimologico del termine. Le altre molteplici forme di espressione definite o definibili artistiche non è questa la sede per giudicarle.

Consentimi infine una considerazione certo spicciola ma molto pratica,  dal momento che deriva dall’esperienza diretta personale: non mi è mai capitato di frequentare la casa di una persona senza vedere alle pareti almeno un dipinto di paesaggio. Che il padrone di casa fosse un libero professionista, un imprenditore o un manager, categorie ovviamente con buone disponibilità finanziarie o un semplice lavoratore con reddito fisso ben più limitato; uno o più quadri del genere, spaziando dalle marine alle montagne o per uno scorcio della zona di residenza li ho sempre notati.

Questo pure nei casi di abitazioni con pareti dedicate ad opere astratte, cinetiche, informali ecc. “Pura decorazione” sentenziano i cultori delle sole espressioni informali e spesso un po’ angoscianti. Ma anche se fosse assoluta questa analisi non privateci per cortesia del piacere di ammirare in casa propria un rilassante e bel paesaggio, fin che la Terra sarà in grado di offrircene!

 

Adriano Salvi

Giornalista ed appassionato d’Arte
   

 

 


 

 

Nell’Ottocento la Pittura di Paesaggio ricopriva una parte molto ampia del lavoro e della ricerca artistica e grandi artisti vi profondevano tutte le loro competenze, la rappresentazione poetica della realtà era quindi il tema principe dell’Arte, in particolare si annoverano meravigliosi rappresentanti italiani come: Segantini, Pellizza, Lojacono, Ciardi, Fontanesi etc. nomi citati qui solo ad esempio; ma nel Novecento la posizione del genere Paesaggio si arretra poiché l’avvento dell’Arte moderna abbandona il realismo, gli effetti di questa scelta misero in dubbio la vitalità e la capacità di poter esprimere ancora una sua evoluzione, nonostante importanti esperienze toscane come quelle dei Post-macchiaioli, e quando giunse la svolta impressa dai “Futuristi” le incertezze sul futuro divennero concrete.

Oggi la pittura di Paesaggio, dopo una lunga stasi pare germogliare, ed andrebbe rivalutata attraverso nuove mostre ed esposizioni, poiché i pochi e coraggiosi pittori odierni che sondano questo tema, si spendono nell’intento di una personale re-interpretazione stilistica, ammaliati dal fascino che questa Pittura cela, si distinguono dagli artisti meno tenaci che hanno tagliato i ponti con il passato, inoltre il genere di Paesaggio veicola oggi un valore di respiro ecologista, esso è, infatti, la metafora di un desiderio innato, quello di voler preservare l’ambiente che garantisce un futuro a questa umanità distratta.

Le Pagine di questo nuovo sito internet sono nate e si moltiplicheranno per dar vita ad un’idea degli artisti Antonino Cammarata e Lino Barbalinardo, loro, infatti, intendono avviare un movimento artistico spontaneo composto da pittori paesaggisti italiani (MIPP) che condividano l’obiettivo comune di far conoscere e difendere la Pittura del Paesaggio italiano, pur lasciando ad ogni artista l’imprescindibile libertà di ricerca e stile.

                                                                                                                                                             A. Coria

 

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